
Sono una pietra, rotolata quaggiù da secoli. Da giovane ero aspra e rugosa, ora sono più liscia e con qualche spigolo in meno. Effetto del tempo che trascorre e sbriciola le asperità, del vento e della pioggia che lisciano la superficie, del sole che allarga le crepe.
Ricordo con nostalgia quando ero un pezzo di roccia, abbarbicata alla cima del monte e da lassù sfioravo il cielo. Nostalgia? Siete anche voi tra coloro che non pensano sia possibile per una pietra provare sentimenti, emozioni? Credete forse voi umani di essere gli unici depositari dei sussulti del cuore? Non è così, anche se non mi è possibile dimostrarvelo. Anche la roccia ha un’anima, sapete. E’ ben profonda, nascosta, difficile da trovare, eppure presente. Ma quando il sole ci scalda e il suo calore circola lentamente dentro di noi, anche le pietre più dure reagiscono, si dilatano, si stringono più forti le une alle altre in un abbraccio invisibile. Gli alpinisti lo sanno, quando scalano il monte e ci accarezzano piano per salire. Sentono la nostra vita pulsare sotto le dita.
Molti ci credono fredde, indifferenti. Mute testimoni del flusso inarrestabile del tempo. Poco dinamiche insomma, per lo più immobili. Anzi, quando per un evento improvviso ci muoviamo, ci osservano con terrore, perché sembriamo stravolgere una delle regole non scritte che governa il mondo. Ogni pietra dovrebbe stare al suo posto, per secoli, millenni. Così accade, ma è solo un’illusione per voi che restate così poco sulla Terra. In realtà noi ci muoviamo, ci trasformiamo, lentamente, molto lentamente, cambiamo aspetto. Quel granello di sabbia nel deserto o sulla spiaggia, un tempo lontano era una roccia forte, imponente, che sfidava i venti più forti senza mai indietreggiare. Ora li segue, si fa portare alta nell’aria, si aggrega con milioni di altre particelle, con l’acqua, a riformare nuove rocce.
Voi ci scavate, ci usate per costruire i vostri palazzi, monumenti alla vostra presunta eternità. Noi vi serviamo, fedeli, per migliaia di anni. Poi lentamente, sempre molto lentamente, iniziamo a sbriciolarci, perché in questo mondo niente è eterno, niente è immobile e tutto si muove.
Ora che sono più liscia, rotolo meglio. Se mi date una spinta potrei esplorare un nuovo pezzo di mondo. Fermarmi lì. Un poco, almeno un migliaio d’anni, e poi riprendere lenta il mio cammino verso il mare, dove vorrei tuffarmi e lasciarmi plasmare dalle correnti e trasportare lontano. Riemergere poi un giorno, lucida e smagliante, ad asciugare al sole, trattenendone i raggi fino far brillare la notte dell’invisibile luce del mio cuore di pietra.
Ricordo con nostalgia quando ero un pezzo di roccia, abbarbicata alla cima del monte e da lassù sfioravo il cielo. Nostalgia? Siete anche voi tra coloro che non pensano sia possibile per una pietra provare sentimenti, emozioni? Credete forse voi umani di essere gli unici depositari dei sussulti del cuore? Non è così, anche se non mi è possibile dimostrarvelo. Anche la roccia ha un’anima, sapete. E’ ben profonda, nascosta, difficile da trovare, eppure presente. Ma quando il sole ci scalda e il suo calore circola lentamente dentro di noi, anche le pietre più dure reagiscono, si dilatano, si stringono più forti le une alle altre in un abbraccio invisibile. Gli alpinisti lo sanno, quando scalano il monte e ci accarezzano piano per salire. Sentono la nostra vita pulsare sotto le dita.
Molti ci credono fredde, indifferenti. Mute testimoni del flusso inarrestabile del tempo. Poco dinamiche insomma, per lo più immobili. Anzi, quando per un evento improvviso ci muoviamo, ci osservano con terrore, perché sembriamo stravolgere una delle regole non scritte che governa il mondo. Ogni pietra dovrebbe stare al suo posto, per secoli, millenni. Così accade, ma è solo un’illusione per voi che restate così poco sulla Terra. In realtà noi ci muoviamo, ci trasformiamo, lentamente, molto lentamente, cambiamo aspetto. Quel granello di sabbia nel deserto o sulla spiaggia, un tempo lontano era una roccia forte, imponente, che sfidava i venti più forti senza mai indietreggiare. Ora li segue, si fa portare alta nell’aria, si aggrega con milioni di altre particelle, con l’acqua, a riformare nuove rocce.
Voi ci scavate, ci usate per costruire i vostri palazzi, monumenti alla vostra presunta eternità. Noi vi serviamo, fedeli, per migliaia di anni. Poi lentamente, sempre molto lentamente, iniziamo a sbriciolarci, perché in questo mondo niente è eterno, niente è immobile e tutto si muove.
Ora che sono più liscia, rotolo meglio. Se mi date una spinta potrei esplorare un nuovo pezzo di mondo. Fermarmi lì. Un poco, almeno un migliaio d’anni, e poi riprendere lenta il mio cammino verso il mare, dove vorrei tuffarmi e lasciarmi plasmare dalle correnti e trasportare lontano. Riemergere poi un giorno, lucida e smagliante, ad asciugare al sole, trattenendone i raggi fino far brillare la notte dell’invisibile luce del mio cuore di pietra.
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